Tra la fine del XVIII secolo e l'inizio del XIX, si incrementò il fenomeno dell'esportazione degli stalloni asinini dagli allevamenti di Martina Franca, dapprima solo verso gli altri Stati italiani (Lombardo-Veneto e Stato Pontificio), successivamente in tutto il Mondo. L'esportazione fece crescere la notorietà della razza, tanto che già nel Milleottocento molti autori di trattati zootecnici e tecnici del settore quali il Fogliata, il Faelli ed il Chiari, iniziarono a definirla come “pugliese”  e quindi come una razza a sé stante, e non più come una varietà delle razze di Guascogna e di Catalogna.

     Solo nel 1902 gli asini della Murgia Sud-orientale  furono formalmente definiti come Asino del Leccese o specialmente di Martina Franca (varietà dell'asino Pugliese) da Francesco Tucci, direttore del Regio Istituto Zootecnico di Palermo, il quale fece introdurre in Sicilia alcuni stalloni pugliesi al fine di migliorare le razze autoctone Ragusana e di Pantelleria.

 
 

Stallone asinino di razza Martina Franca

 (Da prof. Giacinto Fogliata, Tipi e razze equine, Pisa, 1910, p. 565)

 

      Nel primo ventennio del Millenovecento, la grande fama raggiunta dalla razza di Martina Franca e la conseguente affluenza di compratori nazionali ed esteri determinò un continuo esodo dei migliori soggetti dall'area geografica di allevamento, avviando così, dopo un periodo di grande splendore della razza, una fase di preoccupante decadenza.

     Già prima del conflitto mondiale il prof. Nello Fotticchia, ispettore generale al Ministero dell'Economia Nazionale, evidenziò la necessità di migliorare le varie razze asinine italiane impiegate per la produzione mulattiera ed in particolare quella di Martina Franca, ritenendola la più meritevole per le ottime qualità dei muli murgesi ottenuti dall'incrocio con le cavalle locali, contraddistinti da pregevoli caratteristiche somatiche, grande resistenza al lavoro ed andatura spigliata e sicura.

 
 

Le fattrici delle Murge Indica e Ines (nate nel 1934) con una mula martinese sull'aia di Masseria Chiancone

in un momento  di pausa durante la  trebbiatura estiva del 1938

(Foto archivio privato Famiglia Pastore)

 
 

     Solo alla fine del 1925, terminato il conflitto mondiale, per iniziativa del Regio Deposito Cavalli Stalloni di Foggia, fu ripreso in esame ed auspicato come improcrastinabile un rapido intervento a favore della razza e, dopo molteplici convegni e riunioni di tecnici ed allevatori del settore svoltisi a Taranto ed a Martina Franca, fu proposto un regolamento per l'impianto del libro genealogico per la precisazione delle caratteristiche tipiche della razza, per la scheda dei punti e l'impianto di stazioni di monta asinina governative.

     Accogliendo la proposta, il Ministero dell'Economia Nazionale emanò, nel Febbraio del 1926, un decreto per incoraggiare più efficacemente l'incremento ed il miglioramento della produzione dei muli e dei cavalli, in cui si sanciva l'istituzione del Libro Genealogico della Razza asinina di Martina Franca nei paesi di Martina Franca, Alberobello, Locorotondo, Noci, Ceglie Messapica, Cisternino e Ostuni, a cui dovevano essere iscritti i migliori riproduttori ed i loro discendenti, l'impianto e funzionamento di stazioni di monta asinina destinate a favorire e migliorare la produzione del mulo, l'organizzazione di rassegne annuali nei centri di allevamento della razza.

     L'impianto ed il funzionamento del Libro Genealogico di Razza venne affidato alla direzione del Deposito Cavalli Stalloni di Foggia, secondo le direttive e sotto la vigilanza del Ministero dell'Economia Nazionale, che ne doveva sostenere le spese relative; il compito di stabilire gli standard di razza e dei riproduttori tipo (stalloni e fattrici) venne affidato ad una Commissione ministeriale composta da esperti  ed allevatori quali Nello Fotticchia, Luca Pastore, Aristide Valletta, Giuseppe Butticè  e Antonio Rizzo.

 
 

La Commissione per le rassegne mentre esplica il suo mandato

(Da prof. Aurelio Bianchedi, La razza asinina di Martina Franca, Taranto, 1930, p. 17)

 
 

     Nell'Aprile del 1926, dopo aver compiuto la prima rassegna ed aver preso coscienza delle reali condizioni in cui versava l'allevamento asinino della zona di Martina Franca, la Commissione inviò al Ministero una dettagliata relazione, punto di partenza per il successivo lavoro di selezione: nasceva ufficialmente, con 183 capi selezionati, la Razza asinina di Martina Franca.

     In occasione delle  rassegne, condotte metodicamente e perfezionate di anno in anno nella zona di allevamento della razza ed in particolare nei Comuni di Martina Franca, Alberobello, Locorotondo e Ceglie Messapica, la Commissione si occupò della scelta degli asini stalloni, delle asine fattrici, delle puledre e dei puledri interi da iscrivere nel libro genealogico e di assegnare premi di conservazione ai migliori soggetti stalloni e fattrici e premi di mantenimento ai migliori puledri e puledre della razza.

 

Franceschina, asina fattrice della razza di Martina Franca produttrice di ottimi puledri

 

Galeone, uno dei migliori stalloni razzatori

 

(Foto prof. Aurelio Bianchedi - Da dott. R. G. Montanaro, L'asino di Martina Franca, in Rivista di zootecnia, Firenze, 1930)

 

     Il Libro Genealogico della Razza, chiuso ufficialmente il 31 Dicembre 1928, contava 280 capi, con 47 asini stalloni, 163 fattrici e 70 puledri e puledre; questi soggetti costituirono il nucleo fondamentale attraverso il quale proseguì, con continuità e rigorosi criteri zootecnici, la selezione della razza asinina di Martina Franca, giungendo alla definizione delle attuali tre linee maschili, quella degli stalloni asinini Marco da Martina (nato nel 1924 da Galeone), Bello (nato nel 1928 da Tommaso) e Colosseo (nato nel 1928 da Peppino).

     Recentemente dallo studio sulla razza asinina di Martina Franca si è però avuta un'amara sorpresa, poiché la famiglia dell'asino stallone Marco da Martina, nato nel 1924 da Galeone e Rosa è risultata estinta negli anni Settanta, quando furono venduti gli ultimi stalloni figli di Levantino (da Dorico).

 
 

Marco da Martina, primo capostipite della razza di Martina Franca

(Foto archivio privato Famiglia Pastore)

 

 

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