Da allora gli asini di Martina Franca furono esportati in sempre più numerosi paesi stranieri, soprattutto in Francia, Germania, Polonia, Slovacchia, Ungheria, Grecia e persino in Brasile, Argentina, Sud Africa ed India. Gli esemplari esportati sono impiegati non come bestia da lavoro, ma come razza miglioratrice, riconosciuta da tutti come la più alta, la più larga, la più solida ed armonica tra le popolazioni asinine. In particolare, i Francesi del Sud-Est li preferirono addirittura agli asini del Poitou perché presentavano - secondo quanto è stato riportato dal Butticè -  il vantaggio di un'ampiezza di petto, libertà di movimenti delle spalle e degli arti, correttezza completa degli appiombi, secchezza degli stinchi.

 
 

A Masseria Chiancone nella trebbiatura del 1955 sono impiegate la fattrice delle Murge Talia (nata nel 1943)

e la mula martinese Sisina

(Foto archivio privato Famiglia Pastore)

 
 

     Al termine della seconda guerra mondiale, una notevole contrazione numerica della razza, dovuta all'inarrestabile meccanizzazione nei vari settori produttivi, mise in evidenza preoccupanti problemi di consanguineità, a tale punto da rendere necessaria l'immissione di soggetti ragusani, in considerazione della forte percentuale di sangue di Martina Franca in essi presente. I risultati di quegli incroci furono, purtroppo, inferiori alle attese. I prodotti peccavano, infatti, di statura insufficiente e di manto sbiadito.

     Intorno alla metà degli anni Cinquanta, una parte degli allevatori auspicò l'acquisto di asini catalani ritenendoli, dopo quelli ragusani, i più vicini geneticamente alla razza di Martina Franca. Nel 1958 il Ministero dell'agricoltura e delle foreste nominò una commissione al fine di reperire in Spagna ottimi riproduttori catalani. La missione Basile (dal nome di uno degli autorevoli membri di quella commissione) non ebbe esito positivo, non essendo stati individuati, in Catalogna, soggetti davvero idonei al miglioramento della razza di Martina Franca.

     Nel 1970, resosi improcrastinabile il ricorso a soggetti miglioratori, furono acquistati ed immessi in riproduzione due stalloni catalani: Nino e Nitroso. Un ulteriore calo quantitativo della razza fu determinato, a partire dai primi anni Ottanta, dalla progressiva dismissione, da parte delle brigate alpine, delle batterie someggiate, per le quali possenti muli martinesi erano impiegati come portacarichi.

 

Stalloni asinini "di testa"della razza Martina Franca, esposti a Bari durante la XXV edizione della Fiera del Levante

(Foto archivio privato Famiglia Pastore)

 

 

     Da alcuni anni la Razza asinina di Martina Franca è stata individuata tra le razze a rischio di estinzione e come tale sottoposta a particolare tutela da parte della Regione Puglia. Allo scopo di evitare l'estinzione dell'inestimabile patrimonio genetico rappresentato dai residui esemplari asinini di Martina Franca, la Regione Puglia, coadiuvata dall'Associazione regionale allevatori dell'asino di Martina Franca e del cavallo delle Murge, ha creato nel 1985 - nella settecentesca Azienda regionale Russoli, nell'agro di Martina Franca e Crispiano - il “Centro per la conservazione del patrimonio genetico dell’asino di Martina Franca”, una vera e propria oasi ecologica per la conservazione di tale ricchezza di proprietà della Regione Puglia e amministrata dall’Ufficio Gestione Foreste Demaniali Regionali di Martina Franca. Tali soggetti sono sottoposti a vigilanza tecnico-selettiva dall' Istituto Incremento Ippico di Foggia.

     Negli anni Novanta, un'equipe di ricercatori ha dato il via alla sperimentazione di un progetto che ha visto l’applicazione delle biotecnologie della riproduzione (crioconservazione dei gameti) agli asini di Martina Franca. Nel Dicembre del 1999 i primi risultati di tale sperimentazione hanno portato alla nascita  di due puledri asinini, Pericle e Perla, concepiti grazie all'inseminazione strumentale delle fattrici Giada ed Ermengarda, utilizzando materiale seminale congelato ottenuto da Talete, stallone di 17 anni.

     La nascita di Pericle e Perla è stata possibile grazie alla collaborazione della sezione di Fisiologia della facoltà di Medicina Veterinaria di Teramo, del settore di Clinica Ostetrica e Ginecologica della facoltà di Medicina Veterinaria di Sassari, dell'Istituto Zooprofilattico dell'Abruzzo e del Molise, dell'Associazione Regionale Allevatori dell'asino di Martina Franca e del cavallo delle Murge e dell'Istituto Incremento Ippico di Foggia che ha messo a disposizione fattrici e stallone.    

 
 

                                   Testo del Dott. Fabio Silvestre        

 
 
 
Si ringrazia la Famiglia Pastore per la gentile concessione delle foto d'archivio e il dottor Luca Pastore per il prezioso aiuto nella ricerca della documentazione storica sulla razza.
 
 

                           

                                                           INDIETRO                                                                                                                 HOME PAGE

C.d.M.it      -.- -.-.-          www.cavallodellemurge.it