Il Cavallo delle Murge

 Testo di Giuseppe Maria Fraddosio

 
La popolazione cavallina indigena delle Murge.
 

     Le Murge, arido altopiano collinoso calcareo cretaceo, occupano una vastissima area della Puglia, divisa tra le province di Bari, Taranto, Brindisi e Lecce. Prive di corsi d’acqua di superficie, esse sono caratterizzate da suggestivi fenomeni carsici (grotte, lame, gravine e doline) e dalla presenza di essenze arboree quali il fragno, il leccio e la roverella. Da tempo immemorabile, sono ritenute ideali per la selezione di bestiame domestico dalle spiccate doti di resistenza alle avversità naturali ed alle malattie.

     In tale regione geografica era allevata allo stato brado, fino al primo quarto del  XX secolo, una popolazione cavallina di origine autoctona, insanguata anche da riproduttori di pregio introdotti per lo più dagli Acquaviva d’Aragona, conti di Conversano, in alcune loro grandi masserie situate in prevalenza nei tenimenti di Noci e Mottola.

     La razza di famiglia  dei conti di Conversano  -  che furono anche duchi di Noci e duchi di Nardò  -  fu varietà pugliese della prestigiosa razza cavallina napolitana, che tra il secolo XV ed il XVIII primeggiò in Europa per bellezza, versatilità e robustezza.

 
 

Fattrice delle Murge

(Da Michele De Mauro, Il cavallo delle Murge nei riguardi della sua origine e

della presente sua costituzione morfologica, in Risveglio agricolo, Taranto, 1928, a. I, n. 11, p. 419)

 
 

 

La nuova denominazione ed i primi nuclei di selezione.
 

     Il 30 Aprile 1925 si svolse a Taranto, nella sede della neoistituita sua provincia, una riunione di dirigenti ippotecnici e di allevatori pugliesi  per discutere  -  si legge in una copia dattiloscritta del relativo verbale redatto, il successivo 6 Maggio, a cura del Consorzio per il Deposito cavalli stalloni di Foggia in Santa Maria Capua Vetere  -  circa i provvedimenti per l’incremento ed il miglioramento della razza asinina di Martina Franca.

 

     Sul finire di quella riunione - presieduta da Gustavo Nannarone - Michele De Mauro, veterinario del Deposito stalloni di Foggia, dopo avere posto in risalto come gli allevatori delle Murge richiedessero riproduttori equini di mantello scuro, segnalò l’esistenza, nella medesima regione geografica, di un tipo cavallino mesomorfo a larghi diametri trasversali, di mantello morello zaino, di buona taglia ben insanguato, il quale presenta tale fissità di caratteri da meritare di essere contraddistinto col nome di cavallo delle Murge.
Ed aggiunse: Gli allevatori delle Murge hanno in gran pregio questo tipo cavallino e lo adibiscono in larga misura alla monta pubblica.

     Il De Mauro concluse il proprio intervento rivolgendo ai presenti calda preghiera perché facciano opera di propaganda a favore di un soggetto così pregiato nei riguardi della produzione cavallina locale, e diffondano la voce che il Direttore del deposito di Foggia, di accordo con l’amministrazione del Consorzio, è disposto ad introdurre nel deposito stesso il cavallo delle Murge acquistandolo a prezzi rimuneratori anche a due anni e mezzo di età.

     Tale preghiera si concretizzò, tra il 1926 ed il 1927, con la scelta di un primo gruppo di fattrici nate nelle Murge e di due riproduttori, uno dei quali (il morello Nerone) sarebbe diventato il principale capostipite della razza di cui si tratta.

     Prima che dal De Mauro, la presenza nel territorio murgiano di una popolazione cavallina autoctona con caratteri fenotipici omogenei era stata segnalata, nella seconda metà del XIX secolo, da Giuseppe Carelli, veterinario capo del III Corpo d’Esercito presso il Comando della Brigata di cavalleria. Questi, nel suo saggio intitolato Razze equine. Considerazioni ippologiche sulla possibile riproduzione del cavallo nostrano (Napoli, 1872), aveva fornito una dettagliata descrizione del cavallo napolitano, corredata dalla seguente nota:

     Bari, Lecce. In alcuni mandamenti di queste province si allevano ancora a domicilio di cavalli indigeni che si dice provenire dalla razza dei duchi di Conversano, i quali si distinguono dal pelame nero, robustezza di membra, carattere placido, resistenza al lavoro.

     Successivamente al Carelli, il dottor Eduardo Chiari, capitano veterinario, nel suo Trattato d’ippologia (Torino, 1901) aveva fatto osservare quanto segue:

     Nella provincia di Bari l’allevamento equino è pure molto diminuito, in confronto al passato; ma è relativamente buono. Le fattrici sono per lo più di mezzana statura, ma forti, vivaci, di buone forme; sono indigene o derivate dall’incrocio della razza indigena con stalloni erariali a preferenza.

     Poco più avanti, aveva aggiunto:

     Nella provincia di Lecce - allora comprendente anche i territori delle odierne province di Taranto e di Brindisi, n.d.r. - l’industria cavallina è meno numerosa che nelle altre due. Le cavalle locali indigene hanno: statura mezzana (m.1,48-1,52); testa leggermente montonile; collo piuttosto breve, ma muscoloso; groppa piovente ed arti lunghi, con articolazioni bene sviluppate. Per queste cavalle lo stallone più adatto sarebbe l’orientale africano: è invece usato a preferenza il mezzo sangue inglese e l’hackney. La zona più produttiva è il circondario di Lecce; quello di Taranto è più meschino, prevalendovi la industria mulina, alla quale vengono destinate le migliori fattrici.

 
 
 
La selezione entro razza (1925-1930). 
 

     Nel 1928, il già citato Michele De Mauro - in un suo articolo intitolato Il cavallo delle Murge nei riguardi della sua origine e della presente sua costituzione morfologica, pubblicato sulla rivista tarantina Risveglio agricolo - ebbe a descrivere nel modo seguente i due tipi cavallini prevalenti nelle Murge:

     Il primo tipo ricorda il cavallo arabo: esso raramente raggiunge l’altezza di m.1,48; ha la testa larga, l’occhio grande; il profilo nasale però è spesso montonile come quello dell’africano, con narici strette; il collo è piramidale, largo, elegante, col margine superiore arcato; la spalla è lunga ed obliqua; il garrese elevato; la linea dorsale, come quella dell’arabo è leggermente insellata; le reni corte e potenti, ben attaccate; la groppa rotonda, ampia, ricca di potenti masse muscolari; i diametri trasversali sono larghi, la circonferenza toracica misura in media m. 1,85, sicché il petto è largo, il torace alto e profondo; gli arti sono corti, e relativamente allo sviluppo del tronco apparentemente esili, sono rivestiti di corde tendinee solidissime e di muscoli resistenti ai più duri lavori; il piede risente della natura del suolo in cui si muove, è piccolo ma rivestito di unghie robustissime.

 

     Il colore del mantello prevalentemente è morello; in minore misura è baio; raramente è grigio ferro-cavezza di moro.

     I primi due portano quasi sempre la focatura intorno al muso e alle orbite; qualche volta la presenta anche il terzo (…).

     Il secondo tipo ricorda il cavallo africano. è più alto; più stretto e più del precedente ha la testa grossa carica di guance a profilo curvilineo; l’occhio è piccolo; il collo è orizzontale, spesso corto; ha i diametri trasversali più brevi; la linea dorso-lombare diritta; le reni alquanto lunghe, la groppa lunga con anche cornute e spesso obliqua; gli arti elevati, con articolazioni larghe e solide; avambraccio bene rivestito; stinco lungo; piedi più larghi con unghie solide; mantello come il precedente.

     Più avanti, concluse sostenendo:

     Che per migliorare la razza delle Murge occorre ricorrere a stalloni scelti nella razza stessa, dando la preferenza a quelli che più si avvicinano al tipo arabo. (Testo integrale dell'articolo)

     Tale indirizzo fu puntualmente attuato dai dirigenti del Deposito stalloni di Foggia fino al 1930. Furono infatti acquistati, in quel periodo, cinque cavalli indigeni delle Murge (il morello Nerone più un altro, avente forse il nome di Ciccillo, nel 1927, nonché il baio castagno Rondello II ed i morelli Martino e Moro, nel 1929) e furono iscritte in razza come fattrici selezionate alcune cavalle mesomorfe morelle e baie scure, di taglia compresa fra metri 1,45 e metri 1,55, destinate in parte alla produzione cavallina (attraverso la stazione ippica di Martina Franca) ed in parte a quella mulina (attraverso le stazioni di monta di Noci, Altamura, Gravina e Ceglie Messapica, oltre quella di Martina Franca).

 
 

   

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